Titolo: Biting Back
Sottotitolo: una risposta radicale alle persone anarchiche non vegane
Autore: Warzone Distro
Data: 2017
Origine: Consultato il 18 maggio 2021 su quaglia.noblogs.org
Note: Traduzione dell’opuscolo Biting back: a radical response to non-vegan anarchists, pubblicato da Warzone Distro (Chicago, U$A) nel 2017.
Fonte opuscolo originale in inglese: warzonedistro.noblogs.org
Impaginazione italiana Luglio 2019

“Il veganismo non è solamente una scelta alimentare, ma una sfida alla narrazione antropocentrica dominante. Non si tratta di acquistare prodotti diversi ma di coltivare delle nuove relazioni con gli animali non umani, non fondate sulle gerarchie e l’oppressione. Mentre ci sono anarchicx che credono che aspettare pazientemente il collasso della civilizzazione e supportare le azioni dell’ALF sia un approccio sufficiente allo specismo, moltx di noi riconoscono il contesto sociale e alimentare che perpetua lo specismo, e la necessità della sua distruzione.”

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Nonostante non ci siano dubbi che esistano molte persone radicali che riconoscono l’oppressione degli animali non-umani e che lottano contro di essa, continuiamo a vedere animali non umani offerti come cibo a molti eventi radicali, fiere del libro ed altri incontri anarchici. Crediamo che questa sia una forma di oppressione gerarchica che merita una critica anarchica più che necessaria.

Questo breve testo tenta di rispondere ad alcune delle obiezione anarchiche al veganismo più diffuse. Aspiriamo a condividere una pratica di anarchia insurrezionale ed ecologista affermando una posizione contraria allo specismo e all’oggettificazione degli animali non umani.

Definizioni:

Anarchismo insurrezionalista: l’anarchismo insurrezionalista è un modo di concettualizzare l’anarchismo nel momento presente. Invece di aspettare un momento rivoluzionario nel futuro, l’anarchicx insurrezionalista riconosce che la lotta rivoluzionaria sta avvenendo qui ed ora. Non ci saranno grandiose rivoluzioni da aspettare. L’anarchismo insurrezionalista si concentra sull’azione. Vogliamo creare un mondo migliore nel momento presente mentre attacchiamo quello che ci impedisce di realizzarlo. Il nostro obbiettivo è porre fine allo Stato, al capitalismo, a tutte le strutture di potere interne ed esterne che tengono in piedi questa società.

Antropocentrismo: la credenza moralista che gli esseri umani siano l’entità più importante sulla terra.

Specismo: lo specismo, come molti altri -ismi, si fonda su una visione del mondo che vede alcuni tratti che non abbiamo scelto come intrinsecamente superiori ad altri. Le persone razziste credono di essere superiori per la loro razza, quelle sessiste per il loro sesso, e quelle speciste credono di essere superiori a causa della loro specie. Lo specismo nasce da una visione del mondo antropocentrica secondo la quale l’essere umano viene considerato l’animale più importante basandosi sulla specie di appartenenza.

Veganismo: il fatto di evitare, il più possibile, la crudeltà verso gli animali non umani, ed il consumo di prodotti derivanti da essi per il cibo, l’abbigliamento ed il divertimento. Le persone vegane considerano gli animali (sia umani che non umani) come degli esseri con i propri desideri e potenzialità per la libertà.

Il veganismo radicale è un proseguimento logico dell’idea anarchica che prende in considerazione le situazioni a cui fanno fronte tutti gli esseri sotto attacco dell’oppressione, non solo gli esseri umani. In quest’ottica il veganismo propone una riflessione costante ed una decostruzione delle proprie posizioni personali, dei propri comportamenti e delle proprie azioni nelle relazioni sempre in cambiamento tra gli individui, il mondo che ci circonda, ed i sistemi di dominio che ci vengono imposti.

Di seguito quattro obiezioni al veganismo comunemente espresse da persone anarchiche.

  1. Imporre il veganismo è una pratica colonialista perché uccidere e mangiar carne è un aspetto essenziale di molte comunità indigene. Vale a dire: “Il problema non è l’uccisione ed il consumo di animali, ma una relazione colonialista al fatto di uccidere e mangiare animali”.

Questa è una posizione diffusa che ho visto prendere da moltx anarchicx. Il fatto interessante è che la vedo spesso invocata da anarchicx bianchx che assumono una posizione di “alleatx” dei popoli indigeni. Moltx anarchicx credono di poter in qualche modo parlare al posto delle persone indigene o di cercare di mandare avanti le tradizioni dei popoli indigeni. Questo uso semplicistico delle politiche identitarie non è nulla di nuovo. Non c’è bisogno di cercare troppo lontano per rendersi conto che ci sono un gran numero di popoli indigeni che oggigiorno sono vegani, come pure diversi popoli indigeni le cui tradizioni non sono mai state centrate sul consumo di animali. Non esiste una cultura indigena monolitica e quindi questa posizione non ha senso. Esiste solo una moltitudine di popoli indigeni con le proprie credenze e usanze. Cercare di giustificare la caccia e/ o il consumo di animali non umani creando un’immagine romanticizzata dei popoli indigeni fa solo in modo di creare un’immagine omogenea delle loro esperienze.

  1. Sono contrarix agli allevamenti intensivi ma non c’è nulla di male nell’uccisione degli animali al di fuori del capitalismo. Vale a dire: “Il problema non è uccidere e mangiare animali, il problema è ucciderli e mangiarli sotto il capitalismo”.

Questa obiezione al veganismo da per scontato che sotto il capitalismo l’allevamento intensivo sia l’unica esperienza dannosa a cui vengono sottoposti gli animali non umani. Se è pur vero che sì, i macelli sono più belli in fiamme, al cuore dello specismo c’è una relazione gerarchica tra gli esseri umani e gli animali non umani (che è riflessa nel loro uso quotidiano per il divertimento, la ricerca farmaceutica, e le mode che fanno uso di pelli e pellicce) che giustifica la loro oppressione al di là del capitalismo. Dal momento che il rapporto sociale agli animali non umani è stato modellato pesantemente dal capitalismo, essi vengono visti come merci prefabbricate invece che come esseri viventi capaci di provare sofferenza e dolore. Mentre l’eliminazione del capitalismo e dell’allevamento intensivo farà cessare le manifestazioni istituzionalizzate dello specismo, solo l’eliminazione della supremazia umana ad un livello personale creerà delle nuove forme di relazioni con gli animali non umani – relazioni basate sul rispetto per il loro diritto all’autodeterminazione del proprio corpo e alla libertà dal dominio umano.

  1. Il veganismo è una scelta di consumo e non intrinsecamente anti-capitalista. Il boicottaggio non cambia nulla. Vale a dire, “Non esiste un consumo etico sotto il capitalismo”.

Troppo spesso questa obiezione giunge da una prospettiva che erroneamente presume che il veganismo mainstream e riformista rappresenti il veganismo nel suo insieme. A livello organizzativo, dei gruppi radicali vegani come l’ALF, l’Animal Liberation Brigade, l’Animal Rights Militia ecc. Hanno distrutto centinaia di migliaia di dollari di proprietà e hanno terrorizzato lo Stato che ha creato l’Animal Enterprise Terrorism Act. A livello individuale, il veganismo è un attacco rivolto alla struttura di potere specista quotidiana, una struttura di potere invisibilizzata dalla sua normalizzazione sociale.

Chiunque abbia partecipato ad incontri anarchici che escludevano il cibo vegano sa quanto rapidamente le discussioni ed i litigi sullo specismo e sull’oppressione degli animali non umani disturbino l’atmosfera di pace che solitamente accompagna il consumo di carne e secrezioni animali. Mentre si potrebbe essere tentatx di respingere il veganismo considerandolo un’attività consumista, esso in realtà sfida la gerarchia oppressiva (lo specismo) negli spazi anarchici sabotando gli ingranaggi del conformismo specista. Per il solo fatto di esistere, il veganismo crea un dialogo che fa emergere la tematica dell’oppressione degli animali non umani e spinge ad un’analisi delle tendenze e comportamenti oppressivi interiorizzati.

Lo specismo è normalizzato attraverso la partecipazione individuale in un programma sociale più ampio che oggettifica gli animali non umani e li pone al di sotto degli umani come merci da consumare. Prendere parte a questo processo di oggettificazione normalizza l’esistenza di mentalità ed ideologie oppressive negli spazi anarchici. L’osservazione secondo la quale il veganismo si preoccuperebbe solo del cibo è incompleta; esso apre degli spiragli per quanto riguarda le nostre relazioni con gli animali non umani, sfidando al contempo una gerarchia costruita socialmente di supremazia umana che normalizza il nostro cosumo dei loro corpi.

  1. Non contribuisco all’oppressione degli animali perché mi limito a rubare o recuperare prodotti animali.

Mentre questo modo di pensare potrebbe soddisfare qualche vegano riformista, non tocca il cuore della questione di che cosa significhi consumare animali. Mentre rubando o recuperando dai cassonetti dei prodotti animali può significare che non stai contribuendo finanziariamente all’oppressione degli animali, questo contribusice comunque a dare valore alla nozione della supremazia umana normalizzando l’attività sociale del consumo di animali non umani. Dicendo “va bene se non è comprato e comunque verrebbe buttato via” le persone che recuperano prodotti animali riducono il veganismo ad una strategia di boicottaggio invece di un’analisi antispecista/anarchica dei modi in cui gli esseri umani si relazionano con chi li circonda. In poche parole, recuperare prodotti animali indebolisce la necessità di sviluppare delle relazioni non gerarchiche con gli animali non umani che distruggano il loro status imposto di merci.

Conclusioni

Il veganismo non è solamente una scelta alimentare, ma una sfida alla narrazione antropocentrica dominante. Non si tratta di acquistare prodotti diversi ma di coltivare delle nuove relazioni con gli animali non umani, non fondate sulle gerarchie e l’oppressione. Mentre ci sono anarchicx che credono che aspettare pazientemente il collasso della civilizzazione e supportare le azioni dell’ALF sia un approccio sufficiente allo specismo, moltx di noi riconoscono il contesto sociale e alimentare che perpetua lo specismo, e la necessità della sua distruzione.

Le persone anarchiche fanno in fretta a riconoscere che il razzismo, il sessismo e l’omofobia non se scompariranno in seguito al collasso del capitalismo e che è necessario lottare contro di essi qui ed ora. Eppure, queste stesse persone, spesso si rifiutano di applicare questo ragionamento allo specismo. Se vogliamo la libertà totale, dobbiamo coltivare delle nuove relazioni nelle nostre vite di tutti i giorni. Questo significa lottare contro l’oppressione su tutti i piani, incluso quello della specie. Rifiutarsi di fare questo non è coerente con le pratiche anarchiche. Non stiamo chiedendo delle gabbie più grandi, vogliamo la distruzione di tutte le gabbie assieme ai modi di pensare che le creano. Verso l’anarchia attraverso la negazione individuale e collettiva di questa società e di tutti i suoi ruoli interiorizzati, in solidarietà con il selvaggio e contro il mondo-prigione della supremazia umana: l’anarchia vegan significa attacco ovunque!