Questo piccolo vademecum non vuole certo avere la pretesa di essere una guida su come comportarsi durante un corteo, un presidio o situazioni simili. Crediamo che ognuno e ognuna abbia un proprio modo personale o collettivo di stare nelle situazioni di piazza.

Siamo però convinti che consapevolezza e qualche dritta possano essere utili ad evitare banali errori o valutazioni avventate, con un po’ di esperienza si può lucidamente scegliere cosa è meglio per se stessi o per se stesse e per chi ci sta intorno.

PRIMA, DURANTE E DOPO UN CORTEO

Se partecipi ad un corteo dove potrebbero esserci scontri e tensioni (anche se alcune indicazioni base è bene seguirle anche nei cortei da “passeggiata”), cerca di non farlo mai da solo o da sola. Mettiti d’accordo per andare e tornare insieme ad un tuo amico o una tua amica. Parlate prima del vostro comportamento in determinate situazioni. Stabilite un punto di incontro in cui ritrovarvi nel caso vi perdiate. Per questo è importante conoscere il percorso del corteo, specialmente se non sei nella tua città.

Le forze dell’ordine tendono a prendere persone isolate, lontane dal gruppo, quindi più vulnerabili, in luoghi e momenti in cui non ci sono (o ce ne sono pochi) possibili testimoni dei loro abusi. Ciò che gli interessa, in caso di avvenute tensioni o scontri con le forze dell’ordine, è di avere qualcuno da sbattere in prima pagina e da usare come esempio per far sentire a tutti il peso della repressione.

I fermi e gli arresti avvengono soprattutto nell’ indietreggiamento durante una carica, sul finire di un corteo, o di un presidio, quando in piazza rimangono poche persone e durante il rientro a casa dei manifestanti. Le grandi stazioni ferroviarie e gli snodi del trasporto pubblico vengono sorvegliati anche per molte ore dopo la fine di un corteo, dove si attendono manifestanti riconoscibili attraverso bandiere, sciarpe, spillette o evidenti segni riconducibili alla partecipazione al corteo. Anche gli ospedali vengono controllati a seguito di cortei e manifestazioni per arrestare eventuali feriti durante gli scontri. All’ospedale non possono obbligare nessuno a dichiarare il modo con cui ci si è feriti. Hanno l’obbligo di prestare soccorso prima di fare qualunque altra cosa, compreso far entrare la polizia per eventuali riconoscimenti, interrogatori o arresti di presunti manifestanti. Nonostante questo dipende sempre dall’ospedale e dal personale che si incontra dunque è sempre meglio trovare un ospedale distante e dare una spiegazione plausibile che non faccia riferimento alla manifestazione.

Una volta effettuato un arresto la polizia non ritratta mai: non ammetterebbe mai di aver commesso un errore, necessita solo di un certo numero di arrestati e arrestate, indipendentemente da chi sono e cosa hanno fatto. Per far partire un processo bastano delle testimonianze di appartenenti alle forze dell’ordine e non faticano a trovarne.

Non tutti quelli vestiti in jeans e maglietta sono amici. Gli agenti in borghese stanno all’interno delle manifestazioni camuffati da manifestanti, da turisti o da semplici passanti. Guarda sempre chi hai intorno.

Cortei e presidi sono pieni di occhi indiscreti e poco amici: ricorda che forze dell’ordine e giornalisti riprendono e fotografano in ogni momento per poi identificare le persone attraverso l’analisi del materiale, quindi vanno prese le dovute precauzioni. Le identificazioni avvengono attraverso il riconoscimento di segni particolari come tatuaggi, cicatrici, particolari tratti somatici, occhiali, indumenti con loghi, scritte, o colori “bizzarri”, spillette, o zaini “eccentrici”

Quando si arriva in un corteo se non si sono seguite le assemblee preparatorie è utile cercare di capire la composizione e il clima del corteo e scegliere lo spezzone nel quale ci si riconosce maggiormente. Durante un corteo ci possono essere forti accelerazioni, le cose avvengono velocemente e non sempre ci si rende subito conto di ciò che sta accadendo. è sempre necessario informarsi ed avere in tasca il contatto di un avvocato esperto a seguire processi “politici” e situazioni di piazza.

Un buon avvocato, magari quello di famiglia, non sempre è pronto ad affrontare situazioni di questo tipo.

Le situazioni di pericolo non si possono prevedere. La lucidità è fondamentale, evitare alcool e droghe ti aiuta a mantenerla. Mettersi in pericolo da soli o da sole in modo irresponsabile può compromettere anche l’incolumità dei compagni e delle compagne, che nel tentativo di impedire alle forze dell’ordine di compiere un arresto , potrebbero farsi male e/o essere arrestate a loro volta. Se ti arrestano fai in modo che gli altri si accorgano di cosa sta succedendo.

MANGANELLI

I manganelli fanno male. La testa è il punto più facile da colpire per rendere “innocuo” o “innocua” una manifestante. Se non si vuole essere “innocui”, bisogna adottare le precauzioni del caso.

LACRIMOGENI

È usanza delle guardie lanciare lacrimogeni ad altezza uomo come fossero proiettili, fanno molto male se colpiscono direttamente il corpo. Vengono utilizzati per disperdere, mettere paura e creare panico diffuso. Conoscerne gli effetti e proteggersi aiuta a mantenere la calma e a rassicurare ed aiutare le persone intorno a te.

I candelotti dei lacrimogeni sono fortemente incandescenti. Bruciano se presi senza guanti adatti. Prendere un candelotto in mano per lanciarlo o spegnerlo espone enormemente al fumo tossico che rilascia.I lacrimogeni contengono gas CS, armi da guerra vietate dalle convenzioni internazionali. Sono irritanti per la pelle, causano bruciori e una lacrimazione eccessiva degli occhi, così come perdite dal naso o eccesso di salivazione. Farai fatica a respirare e a vedere. Potresti perdere momentaneamente l’orientamento quindi occhio a dove vai. Questi effetti sono temporanei.

Una soluzione fatta per metà di acqua e per metà di Maloox o Riopalm (antiacido) è molto utile a dare sollievo al bruciore dei gas se messo sulla faccia, negli occhi, sotto il naso o per sciacquare la bocca.

L’aceto e il succo puro di limone possono essere ugualmente d’aiuto per contrastare l’effetto dei lacrimogeni. Si possono utilizzare per bagnare bandane o indumenti da mettere sulla faccia. Esponi la pelle il meno possibile. Soffiati il naso, sciacquati la bocca e sputa ripetutamente. Evita di inghiottire. Non lavarti il viso con acqua calda se soffri per il gas lacrimogeno. L’acqua calda dilata i pori e permette al gas di entrare in dosi maggiori all’interno dell’organismo. Se indossi le lenti a contatto, prova a levarle o chiedi a qualcuno di farlo per te con le dita pulite ed incontaminate. Evita di indossare le lenti a contatto prima di andare a un corteo. Strofinare gli occhi peggiora la situazione. Le maschere antigas largo facciali sono la miglior protezione facciale, se propriamente aderenti e sigillate. In alternativa, occhialetti da piscina, può aiutare anche una bandana che ricopra naso e bocca, imbevuta nell’aceto. Evita l’uso di oli, lozioni e detergenti perché possono trattenere gli agenti chimici e prolungare così l’esposizione. Se sei stato esposto alla tossicità dei lacrimogeni lava i tuoi vestiti, i capelli e la pelle con un detergente neutro e un sapone non profumato.

Gli effetti sono temporanei se non si hanno particolari condizioni di salute sfavorevoli, il soffocamento ed il bruciore si possono gestire, non perdere la lucidità!

IDRANTI

Vengono utilizzati per disperdere i manifestanti. L’alta pressione con cui viene sparata l’acqua può far perdere l’equilibrio. All’acqua spruzzata dagli idranti per allontanare i manifestanti a volte viene aggiunto del liquido irritante che provoca un effetto molto simile ai gas urticanti al peperoncino.

PERQUISIZIONI

In seguito a manifestazioni o azioni in cui sono stati compiuti “atti illegali” chi indaga cerca nelle case (quelle in cui si vive, in cui si ha la residenza, a casa di parenti, amici e sui posti di lavoro ) materiale che possa farli risalire alla tua partecipazione, come: indumenti, zaini, caschi da moto, passamontagna, maschere antigas, oggetti contundenti.

Entrare in casa tua è sempre anche un tentativo di fare pressione, di spaventarti, di umiliarti. Mantenere la calma è sicuramente la migliore cosa che si può fare.

Hai il diritto di essere presente in ogni singola stanza, chiedi dunque di perquisirne una dopo l’altra. Se portano via qualcosa, chiedi l’elenco delle cose confiscate. Se non hanno confiscato niente, fatti attestare anche questo.

FAI FOTO O VIDEO?

Foto e video di situazioni legalmente pericolose hanno permesso di scagionare persone sotto processo, ma hanno anche fatto sì che altre li subissero. Partecipare ad una manifestazione utilizzando strumenti audio/video è una questione delicata. Hai la responsabilità del materiale che stai producendo ed è importante che ti comporti di conseguenza.

Non riprendere mai chi non vuole essere ripreso o ripresa. Nel dubbio, prima domanda. Rivolgere l’obiettivo verso le guardie può risultare molto più utile.

Mentre riprendi, fatti guardare le spalle da qualcuno o qualcuna: alle forze dell’ordine non piace che siano altri a riprendere loro.

Secondo la legge le guardie non potrebbero impedirti con la forza di riprendere, tuttavia sarà molto probabile che lo faranno, soprattutto se stai riprendendo un “abuso di potere”. In queste circostanze è molto importante riprenderle, per proteggere le persone coinvolte.

Se sai di avere immagini “sensibili”, sfila la cassetta o carta di memoria e assicurati che le forze dell’ordine non te la sottraggano. Porta sempre con te qualche cassetta/scheda e batteria in più. Organizzati perché ci siano persone che possano portare in luogo sicuro il materiale che hai registrato. Le guardie vedranno la macchina fotografica o da presa come una minaccia. Ricorda che il materiale che raccogli potrà essere sequestrato.

Elimina subito eventuali dettagli che possono mettere nei guai altre persone.

Prima di pubblicare, edita il materiale, coprendo ogni segno di riconoscimento come: volti, zaini, abiti con loghi, scritte, disegni, tatuaggi e cicatrici, i tuoi video possono essere utilizzati per identificare chi ha commesso reati.

Condividi il tuo materiale su piattaforme libere, dove è più difficile rintracciarti. Prima di utilizzare qualunque piattaforma leggi sempre le regole a cui ti sottopongono.

TELEFONI CELLULARI E SMARTPHONE

I telefoni cellulari, sia quelli di vecchia generazione, ma ancora di più i nuovi che hanno il GPS integrato, sono degli ottimi strumenti di localizzazione. Quando li portiamo in tasca qualcuno sa sempre dove siamo.

Il microfono che ci permette di conversare telefonicamente permette anche alle guardie di ascoltare le nostre conversazioni nel caso volessero farlo. L’unico modo per disattivarlo è staccare la batteria dal telefono.

Anche il materiale prodotto con un telefono deve essere editato prima di essere pubblicato. Se hai uno smartphone con android, usa ObscuraCam per oscurare le facce in pochi secondi (is.gd). Questo strumento in ogni caso non cancellerà i segni particolari con cui vengono identificate le persone.Aspetta di tornare a casa, pubblicare in tempo reale o fare video streaming dalle piazze significa dare immagini ”senza filtro” e regalarle alle centrali operative delle forze dell’ordine.

Per la pubblicazione di questo materiale vale quanto detto sopra rispetto alla scelta consapevole delle piattaforme che si utilizzano.

La comunicazione audio/video è un aspetto molto delicato, và portato avanti con serietà ed attenzione. La delazione e l’infamia non ci appartengono, combattiamo il sistema, non gli regaliamo vittime.

PENSI DI ESSERE IDENTIFICABILE DALLE FOTO O DAI VIDEO PUBBLICATI IN RETE?

Non andare nel panico. Le foto e i video pubblicati non sono necessariamente una prova. Solo perché la polizia ha una foto sfocata o una ripresa dall’alto in cui potresti essere ritratto non vuol dire che sappiano chi sei.

Non cedere alla pressione psicologica. Non sanno chi sei e non è detto che abbiano delle prove contro di te. Non pensare che visto che ti riconosci in un video o in una foto un giudice possa fare altrettanto. Il vecchio “questo non sono io” funziona più di quanto credi.

Non pubblicare video, foto, commenti sui social network o su siti di condivisione. La polizia li monitora. Non scrivere mail in cui racconti in prima persona del corteo, non riportare nessuna “voce” nelle mailing list in cui partecipi e non raccontare particolari della giornata. Questo vale anche nel caso dovessi fare interviste in radio.

Liberati di tutti i vestiti che indossavi alla manifestazione, incluse le scarpe, il casco, lo zaino, e gli accessori più evidenti, come piercing e altro. Sarà difficile avere la possibilità di dire “questo non sono io” se ti trovano a casa i vestiti ritratti nei video e nelle foto.

Tieni la tua casa “pulita”. Liberati di ogni oggetto relativo alla manifestazione. Evita categoricamente di usare il cellulare per mandare messaggi o foto particolari. È possibile che ti facciano una perquisizione a casa, valuta attentamente la possibilità di fargli trovare del materiale illegale. di qualunque tipo. Stai attento con chi parli. Dovrebbero essere le nostre idee e la nostra rabbia a spingerci ad affrontare manifestazioni “calde”, non le manie di protagonismo. Se si vogliono condividere le esperienze personali con i propri compagni e le proprie compagne più vicine, non c’è alcun motivo di parlare in prima persona. Con tutte le altre non c’è nessun motivo di parlarne.

Stai molto attento a quello che dici in rete.Cerca di stare calmo e di non andare nel panico. Aspettare una bussata alla porta può essere davvero stressante.Prendi contatto con un bravo/a avvocato di fiducia. Se ti viene chiesto di presentarti in questura informati sempre sul motivo e contatta l’avvocato. Se ti arrestano usa il tuo diritto di rimanere in silenzio. Non dire niente alla polizia, anche se loro ti dicono che è “nel tuo interesse”.

Non ci si deve mai fidare dei poliziotti. Mai.

Dal momento in cui vieni arrestato ogni cosa che dici può diventare una prova, non esistono conversazioni amichevoli. Cercheranno ad ogni costo di trovare delle prove su di te e su gli altri. È molto meglio tacere che rispondere selettivamente a delle domande. Non parlare e non firmare nulla senza prima aver visto il tuo avvocato.Non cadere nelle loro trappole psicologiche, la solita e utilissima frase “mi avvalgo della facoltà di non rispondere” ti può risparmiare inutili complicazioni.

Si parte si torna insieme” non deve essere soltanto uno slogan. Durante un corteo per quanto possibile raccogli le persone che cadono, non calpestarle mentre corri, non lasciare soli i feriti. Alla fine del corteo non lasciare da solo chi avrà la sfortuna di non tornare a casa.

La solidarietà con gli arrestati è parte della lotta. Non ci limitiamo alla manifestazione. Partecipare a un presidio, mandare una lettera, seguire un processo, vuol dire non lasciare da solo chi lo subisce.

LA LIBERTÀ NON CADE DAL CIELO, SI STRAPPA!

Siamo una rete di compagni e compagne costituitasi all’indomani degli arresti del 15 ottobre 2011, uniti dalla volontà comune di non lasciare sole\i le\i giovani compagne\i arrestate\i durante quella giornata di rabbia e rivolta.

Ciascuna\o di noi è portatrice e portatore di una propria specificità di pensiero e di azione. Siamo accomunate\i dall’idea che la solidarietà sia un’arma per scardinare l’isolamento, l’indifferenza e la paura che i poteri infondono nelle vite di gruppi e individui.

Siamo consapevoli dell’importanza oggi di sostenere e consolidare relazioni di confronto e condivisione sulle tematiche del controllo, della repressione e della reclusione, sia che si tratti di un carcere, di un C.I.E. o di un O.P.G.

Pensiamo che porre delle solide basi per non essere impreparate\i nel momento in cui l’accanimento giudiziario dello stato si fa sentire sia di aiuto all’avanzamento delle lotte sociali e di liberazione che si portano avanti. Pensiamo che organizzarsi sia necessario. Abbiamo intenzione di portare avanti progetti di sensibilizzazione sulle tematiche anticarcerarie, con l’obiettivo di informare e di sviluppare pensiero critico, mettendo a disposizione gli strumenti necessari a saper fronteggiare le diverse situazioni che ci si possono porre davanti.

Non vogliamo essere né specialiste\i, né delegate\i delle tematiche antirepressive e di chiunque lotta per un mondo senza classi e senza autorità: pensiamo sia opportuno creare e diffondere responsabilità comuni, affinché nessuna persona colpita dalla repressione si senta né rimanga sola.

Siamo convinte\i che le migliori risposte alla repressione restano e sono in ogni caso la solidarietà e il proseguimento delle lotte.

Abbiamo scelto il nome “Evasioni” per affermare le tensioni di liberazione che animano ciascuna/o di noi e abbiamo trovato nella forma rete la modalità dinamica ed aperta a tutte e tutti, per condividere, autogestirci e interagire: questi per noi sono gli strumenti con cui poter far fronte alla controrivoluzione dello stato e un modo efficace per tracciare cammini verso la costruzione di un mondo libero dal capitale e dall’autorità.

Viviamo tempi di indifferenza e rassegnazione, isolamento e solitudine. La repressione avanza e colpisce ogni germoglio di ribellione affinando i suoi dispositivi. Il controllo si fa sempre più invasivo. Praticare qui ed ora forme di solidarietà antirepressiva è il primo passo necessario: non basta immaginare un mondo libero, bisogna praticarlo nella lotta. Ma viviamo anche un tempo in cui nuove possibilità si profilano all’orizzonte, bisogna saperle cogliere e alimentarle.

Se evadere è un istinto naturale per ogni prigioniera e prigioniero che non vuole farsi addomesticare, lottare è una scelta consapevole per rompere le catene dell’oppressione e dello sfruttamento.

LIBERE TUTTE E TUTTI