Introduzione

Abbiamo deciso di fare questa ricerca mosse dalla convinzione che il nemico si combatte conoscendolo. Stiamo assistendo a una violenta riaffermazione ideologica del neofascismo e del neonazismo in Italia, anche attraverso azioni stragiste, come testimoniano gli orribili fatti di Macerata del 03 febbraio 2018.

Come collettivo femminista sappiamo che il patriarcato non nasce con il fascismo, ma siamo convinte che il fascismo si nutre di patriarcato. A questo proposito abbiamo scritto questo contributo per monitorare la sezione femminile di Forza Nuova “Evita Peron”, ossia donne fasciste militanti, per fornire alcune informazioni sulla loro comparsa, sui principali contenuti portati avanti e sulle loro strategie comunicative sul web.

Associazione Evita Peròn

L’associazione Evita Peròn nasce in Italia tra il 2005 e il 2006 e porta il nome di María Eva Duarte de Perón, la moglie del Presidente dell’Argentina Juan Domingo Peròn. L’associazione viene definita il Dipartimento Femminile di Forza Nuova. Sul sito di propaganda fascista Ordine Futuro, il 02/12/2016 Marzio Gozzoli afferma che il Dipartimento viene creato sull’esempio della fondazione caritatevole argentina Eva Peròn, impegnata nell’assistenza sociale a donne e bambini poveri <<realizzando così un grandioso esempio di carità cristiana, di radicamento politico-sociale, di risveglio popolare su scala totalitaria sostenuto dalla militanza femminile organizzata>>.

I primi due nuclei del Dipartimento femminile nascono a Palermo (sotto suggerimento del fascista Giovanni Zampardi) e a Faenza. Oggi il Dipartimento si divide in tre macro-aree a cui fanno capo tre diverse responsabili: Desideria Raggi al Nord (anche responsabile nazionale), Vera Provenzale al Centro e Roberta Ambrosi al Sud. L’associazione collabora strettamente con Solidarietà Nazionale, un’associazione che nasce nel 2014 per la raccolta e la distribuzione di generi alimentari e beni di prima necessità con lo scopo di “aiutare gli Italiani”; con il Dipartimento Disabilità di Forza Nuova, la sezione fascista dedicata ai disabili, e ProVita Onlus.

Il 6 novembre 2015 Desideria Raggi scrive un comunicato su una delle pagine Facebook ufficiali in merito alla Conferenza “Aborto, matrimonio omosessuale, gender: vita e famiglia sotto attacco”, organizzata da Forza Nuova a Catania. Dalle sue parole emerge chiaramente quale sia il senso del Dipartimento e il ruolo specifico che la donna fascista ricopre: Raggi lamenta una modernità in cui è reato difendere la propria <<italianità>> e in cui <<le nostre donne vengono quotidianamente umiliate, depredate della propria dignità, della loro bellezza interiore, trattate come oggetto di infima qualità. C’è una luce splendente più del sole, un mare di camicie bianche che lottano per la propria terra a fianco dei nostri italiani. In mezzo a quelle camicie bianche indossate perfettamente da uomini puri ed onesti che incessantemente sono nelle piazze per portare avanti i propri ideali, c’è un gruppo di camicette bianche, le “costole” di Forza Nuova. Sono donne, con la D maiuscola che, per cultura, per sangue, per tradizione hanno deciso di mettersi a disposizione a tutela dei bambini e delle donne italiane. Le troverete sempre per le strade a difendere o al focolare per tramandare>>.

La responsabile del Sud Roberta Ambrosi afferma che l’associazione nasce “dall’esigenza di affrontare tematiche femminili specifiche” e per sottolineare “l’importanza del mondo femminile nella lotta fascista”.

Temi di interesse

Il programma dell’associazione si focalizza sui seguenti temi chiave:

  • Promozione di conferenze contro l’aborto: viene invitata l’ospite Janna Jensen, presunta sopravvissuta all’aborto

  • Propaganda contro la “teoria gender”

  • Distribuzione giocattoli ai bambini italiani con malattie gravi

  • Doposcuola per bambini italiani

  • Assistenza legale per famiglie italiane disagiate nei casi di allontanamento dei minori

  • Corsi di autodifesa e convegni per sostenere il riscatto di quelle donne italiane (chiamate Guerriere) che sono uscite da storie di violenza

  • Campi estivi per bambini italiani indigenti con laboratori sulla bandiera tricolore

  • Banchetti informativi con vendita di materiale e raccolta firme per la proposta di legge sul Reddito alle madri per scongiurare il declino delle nascite: lo scopo è quello di istituire un Fondo Nazionale a cui si accederebbe solo tramite titolo di maternità, istituito con i soldi sottratti ai finanziamenti con cui oggi “si incentiva l’immigrazione[1], il gioco d’azzardo, le lotterie e le aliquote su petrolio e gas. Si tratterebbe di erogare 650 € per il primo figlio e 350€ per il secondo fino al compimento dei 18 anni. Nei post su Facebook si afferma che la necessità del Paese è quella di fare più figli, non di abortire né di celebrare le unioni gay

  • Convegni contro lo sfruttamento femminile nell’agricoltura e contro il caporalato insieme all’associazione di agricoltori cattolici “Lega della Terra”, le cui priorità sono: compra Italiano, De.c.o, filiera corta, km 0, mercati contadini.

Strategie comunicative sul web

L’associazione viene descritta sul sito di Forza Nuova nel seguente modo:

“Quella intitolata ad Evita Perón è un’associazione di donne che si rivolge alle donne, oggi troppo spesso private della loro identità a causa dei guasti devastanti prodotti dal “femminismo”, perché tornino a rivendicare il loro diritto ad essere madri del futuro della nostra società”.

I principali amministratori delle pagine Facebook, oltre alle associazioni formali, sono Desideria Raggi con il suo profilo personale, e l’Associazione Solidarietà Nazionale. La descrizione dell’ente su Facebook è posta sotto l’etichetta Charity (ente caritatevole). Esistono diverse pagine ufficiali e altre che si riconducono a capoluoghi e regioni italiani. Alcune di queste presentano pochi followers e like, mostrano pochi contenuti propri e condividono quelli provenienti dalle pagine Facebook più seguite.

Tra queste c’è la pagina di Faenza che conta 4.600 like (molti più di quella di Roma).

La strategia comunicativa è utilizzata per fini propagandistici, con la pretesa di conferire valore alla donna bianca italiana tramite la ri-attribuzione dei ruoli tradizionali ( moglie, madre, vestale della Patria) persi con la sconfitta del fascismo, la conquista del potere da parte dell’antifascismo nel dopoguerra e la proliferazione di associazioni femministe che hanno permesso alla donna di collezionare aborti e cani piuttosto che famiglia e figli[2]. Il nemico è “la Repubblica antifascista nata nel ‘48”, identificata come nemica della patria in quanto nata dal tradimento, nemica degli italiani perché complice di una “immigrazione per cui, [letteralmente], si muore” (lo stesso ordine di discorso che ha portato alla strumentalizzazione dell’omicidio di Pamela Mastropietro[3]).

Si insiste sul ruolo tradizionale incarnato dalla figura di Evita Peròn “che ha saputo stare al suo posto di donna e moglie a fianco dell’Uomo – il marito- che incarnava l’Idea”.

In occasione della “Marcia dei Patrioti” del 4 novembre i post del Dipartimento Femminile esordiscono con la dicitura “Donne, mamme, figlie, mogli a fianco dei forzanovisti e di tutti i patrioti. Le ultime vestali del focolare, guerriere a difesa della Patria”.

Quello che l’associazione Evita Peròn porta avanti è un discorso su un “empowerment” costruito non sull’autodeterminazione ma su una posizione subordinata della donna a sostegno dell’uomo che incarna i valori tradizionali fascisti.

Analizzando il livello formale e sostanziale della loro strategia comunicativa emerge un aspetto rilevante: l’associazione stessa non sembra nascere come realtà indipendente, bensì come espressione della volontà politica di Forza Nuova di inglobare il target femminile in quanto, ovviamente, strategicamente utile alla propaganda: la donna fascista deve letteralmente “riprodurre” la nazione fascista.

Si legge infatti sulla pagina Facebook di Roberta Ambrosi che <<da febbraio di quest’anno, l’ufficio politico di Forza Nuova, ha deciso di dare nuovo impulso all’associazione femminile del Movimento e, ad oggi possiamo stimare più di 20 nuclei a livello nazionale>>. La figura di Eva Peròn viene presa ad esempio per un motivo inequivocabile <<Il compito fondamentale della nostra associazione>>afferma sempre Ambrosi, << è identico a quello che fu pensato da Evita stessa>>. Com’è noto, Eva Peròn fornì l’essenziale apporto ideologico e di immagine al peronismo, non si candidò mai autonomamente ma fu identificata come il tramite tra i bisogni del popolo e il Potere incarnato dal marito Peròn.

Per quanto riguarda le donne guerriere si assiste a una eroicizzazione e falsificazione storica delle donne cadute vittime dell’antifascismo: tra le altre, Claretta Petacci, stuprata e uccisa dai partigiani secondo i camerati.

Si assiste all’estrapolazione delle strategie comunicative tipiche del linguaggio femminista, in particolar modo sul tema della violenza sulle donne, per riconvertirle in un linguaggio di supporto alla propaganda fascista. Contemporaneamente però si pubblicizzano post “ironici” sulle differenze tra le vere donne (fasciste) e le femministe (identificate spesso con porno attrici), ribadendo i danni e la degenerazione che il femminismo ha causato alla condizione della donna nella società.

Forza Nuova e Comitato No 194: fascisti e antiabortisti

La comunicazione di Forza Nuova è impostata su un discorso di fondo in cui i camerati si ergono a difensori della donna, chiaramente italiana, fingendo di prendere in considerazione alcune questioni problematiche, come la violenza sulle donne o il mancato sostegno alle madri. In realtà la donna che Forza Nuova vuole è quella di una mansueta schiava di un marito patriota. In questa direzione fa uso (e abuso) di alcune parole chiave che si rifanno all’immaginario del fascismo sociale per ristabilire l’ordine familista e razziale. Infatti le attenzioni sono rivolte solo a donne italiane, che devono sfornare figli italiani, e che ricoprono quindi un ruolo fondamentale: secondo i camerati, infatti, hanno il compito di riempire la penisola di bambini italici.

Del resto, di pari passo a proclami contro la violenza sulle donne in chiave razzista, Forza Nuova porta avanti una feroce lotta contro l’aborto. I fondamentalisti cattolici che combattono contro la legge 194 trovano un punto di incontro con i fascisti proprio nella limitazione della libertà di scelta delle donne sul proprio corpo. Tutti insieme ripuliscono monumenti per bambini mai nati, fanno conferenze invitando ginecologi abortisti pentiti e manifestazioni contro l’aborto, condendo il tutto di parole dall’accezione positiva, come “amore per la vita”. Pubblicano articoli deliranti su Ordine Futuro, rivista per la ricostruzione nazionale, in cui inneggiano a un cristianesimo impavido. Hanno appeso striscioni a Crotone per gioire del fatto che non si fanno interruzioni di gravidanza in città[4] (a questi camerati probabilmente sfugge che il dramma dell’obiezione di coscienza è dettato non solo da ingerenze cattofasciste ma da interessi economici e carrieristici dei medici). La conferma degli intrecci che legano il comitato NO194 e Forza Nuova, è rappresentata dal comunicato apparso su Facebook in cui proprio il presidente degli antiabortisti invita a votare alle prossime elezioni Forza Nuova, in quanto “unico partito antiabortista del quadro politico nazionale, tanto che il primo dei suoi 8 punti fondativi stesi nel settembre del 1997 all’atto della sua costituzione è rappresentato dall’abrogazione delle leggi abortiste, a cui si deve aggiungere una ferma opposizione alle recenti leggi dianzi menzionate, legge Cirinnà, esercitata in ossequio ad una consolidata e militante politica di difesa della Vita, della famiglia tradizionale e dell’educazione cattolica evocata in quegli stessi punti fondativi[5]”.

Il femminismo è antifascista

La strumentalizzazione che FN fa del corpo delle donne a fini razzisti è a volte talmente palese che, quando si va a scardinarne il discorso in un’ottica di denuncia, il lavoro risulta quasi facile: le donne sono corpi utili alla patria, o madri, o mogli, o figlie, niente di più. Le donne non possono difendersi da sole dagli stupratori, che sono sicuramente stranieri[6].

Proprio perché siamo convinte che il femminismo sia antifascista, più che mai la pratica dell’antifascismo è fondamentale in tutte le sue forme (militante, sociale, culturale, di piazza o di controinformazione) per respingere l’ondata razzista e fascista che si abbatte sull’Europa e sull’Italia. Dobbiamo smascherare l’ideologia fascista che sta dietro la strumentalizzazione della donna: del suo corpo e del suo ruolo sociale. Ancora una volta, si usa la figura femminile, il femminicidio e la violenza sulle donne per diffondere contenuti razzisti e violenti, approfittandone per rinchiudere la donna in una posizione di sottomissione all’uomo bianco etero e capofamiglia. In quanto femministe, lottiamo affinché ogni donna sia libera di scegliere per sé e si possa liberare dalle costruzioni sociali che la chiudono in casa,nell’unico ruolo di madre, di sorella e di figlia.

La lotta contro un sistema sessista che produce uomini violenti va di pari passo con la lotta contro tutte le sopraffazioni.

Oggi più che mai l’emancipazione femminista è un percorso intersezionale, e dunque trasversale a classe, etnia, provenienza e altri elementi delle nostre soggettività che vanno a concatenarsi nella lotta di liberazione da dinamiche di potere opprimenti.

Con l’avanzata dell’estrema destra, iniziata da parecchi anni e non solo ultimamente, l’antifascismo militante è una necessità ora più che mai. Non pratichiamo l’antifascismo solo perché i gruppi di estrema destra parlano di specificità femminili, lo facciamo convinte che lottare per un mondo senza patriarcato implichi l’eliminazione di ogni forma di sopraffazione con ogni mezzo necessario.

Nessun razzismo in nome delle donne.

Il femminismo che lotta è antifascista, tutti i giorni.

Collettivo Mujeres Libres Bologna

febbraio 2018


[1] Tratto dal programma elettorale di Forza Nuova 2017

[2] Si riportano le parole di un post sulla pagina Fb di Evita Perón Faenza

[3] Pamela Mastropietro è stata uccisa nel gennaio 2018 a Macerata. I primi sospetti cadono su un uomo di origine nigeriana. Sui media e nei giornali, quando per un femminicidio è sospettato uno straniero, i toni sono sin da principio accusatori e razzisti, tanto che il sospettato diventa subito accusato. Il terrorista Traini, ex candidato per la Lega Nord colpevole di aver sparato su sei persone ritenute non italiane, dichiara di voler vendicare l’omicidio di Pamela. Al giorno della sparatoria, il 3 febbraio 2018, non si ha alcun certezza su chi sia stato a commettere l’omicidio e a fare a pezzi il corpo della giovane ragazza. Forza Nuova esprime in maniera molto tempestiva solidarietà a Traini, dichiarando di volergli pagare le spese legali, e strumentalizzando ancora una volta la morte di una donna per legittimare un discorso violentemente xenofobo e razzista.

[4] www.huffingtonpost.it

[5] no194.org

[6] Poi quando è un italianissimo, vero patriota, a sparare e uccidere la moglie, i fieri camerati si dissociano e minimizzano la militanza fascista dell’assassino. Ci riferiamo al terribile fatto di Caserta del gennaio 2018, quando Davide Mango, militante di Forza Nuova ha ucciso la moglie e sparato dal balcone contro i passanti. (www.ilfattoquotidiano.it)